Etta

Etta | 2026, Mixed media on wood, 50 x 40 cm


Iconografia dell’assenza

La mia pittura non è mai stata così spogliata e al contempo, così carica di simboli come in questa serie di ritratti.

Dieci tavole. Dieci variazioni della stessa figura che abita lo spazio pittorico non come modella, ma come fantasma della memoria. In ogni versione, la figura femminile regge tra le mani un elemento simbolico, un fulcro narrativo che oscilla tra l'effimero e l'eterno:

La Colomba: Il desiderio di una pace che non è mai avvenuta.

La Bolla di Sapone: La fragilità iridescente di un momento di felicità, destinato a svanire al minimo tocco della realtà.

Il Melograno: Il simbolo della fertilità dei sogni, del legame indissolubile, ma anche della separazione ciclica.

Questi oggetti non sono semplici decorazioni ma ancore emotive, rappresentano ciò che rimane quando il dialogo si spezza: una sacralità laica dove il gesto di porgere o trattenere l'oggetto diventa l'unica forma di comunicazione possibile.

La storia di Etta rivive in questa produzione come un esercizio di resistenza all'oblio - Se la vita ha imposto una fine improvvisa, l'arte risponde con la ripetizione rituale - lo spettatore è invitato a camminare tra le rovine di un sentimento scoprendo che la bellezza non risiede sempre nella continuità, ma anche nella precisione del ricordo.

Le opere non raccontano una storia ma ne suggeriscono l'esistenza, lasciando lo spettatore sulla soglia di un mistero che ho scelto di non svelare, ma di custodire gelosamente attraverso il rito della pittura: " ..Etta è ancora lì, ferma nel tempo, con le mani colme di simboli che io, che noi, dobbiamo ancora imparare a decifrare. ".

La beauté appartient aux personnes fragiles.

Marco Stefanucci