l'originale assente

Mostra personale curata da Anthony Molino.

dal 10 al 21 Novembre 2018 | Palazzina Azzurra | San Benedetto del Tronto (Ap).

Inaugurazione Sabato 10 Novembre, ore 18.00

Con la sua mostra dal titolo L’originale assente, Marco Stefanucci sembra voler suggerire alcune cose semplici ma di non trascurabile importanza. Ad un livello personale, immediato, dichiara, umilmente, di sapere di far parte di una storia. Di essere inserito, o di essersi inserito – con riverenza, come un fedele che si toglie il cappello entrando in chiesa - in un racconto interminabile a la Gombrich che parte, per quello che ne sappiamo, dalle grotte di Lascaux. Al contempo però non ignora che questo racconto è cumulativo, e che come un romanzo di Murakami ha assunto nei secoli le dimensioni di un corpus informe, magmatico, smisurato, dove le infinite opere e gli influssi di innumerevoli avi riconosciuti e non premono, spingono, si intrecciano, come forze inconsce, per dare forma alla sua produzione attuale. Si potrebbe dire che Stefanucci riconosce che ogni sua opera non solo ha un debito irrisolto con il passato, ma che ogni tentativo di saldare il debito può riuscirgli solo in parte, nella misura in cui raramente si è pienamente consapevoli di chi, effettivamente, sia il Maestro creditore. (Ammesso, e non concesso, che il creditore sia uno soltanto…) Ragion per cui, prendendo in prestito il termine di uno dei massimi psicoanalisti del nostro tempo, Christopher Bollas, mi piace pensare alle opere di Stefanucci come a degli oggetti evocativi. Oggetti che per questo spettatore, nel contesto di questa mostra di San Benedetto, evocano il lavoro di artisti provenienti da tempi e culture diversissimi e lontani. Artisti come il Tiziano del Cardinale Filippo Archinto e Mario Sironi; come Francis Bacon e gli anonimi pittori del barocco romano; come Wiliam Blake, Gerhard Richter, Burri e i pittori fiamminghi. Ma queste associazioni sono mie, personali. Lasciamo che le opere qui raccolte evochino, per chi sa guardarle, il proprio originale assente. Assieme, magari, a quello, fantasmatico e reticente, di Marco Stefanucci.

Anthony Molino

With his show The absent original, Marco Stefanucci looks to alert us to a few simple but non-negligible facts. At a very personal and immediate level, he states – quite humbly – to be aware of his place in a history. Of having been assigned – or having claimed – a place in an endless story, as Gombrich would have it, that for all we know began at Lascaux and into which Stefanucci enters deferentially, like a man of faith who enters a church and removes his hat. At the same time, Stefanucci does not ignore the fact that the story is a cumulative one, and that like a Murakami novel it has assumed over the centuries the semblance of a boundless body: of a magmatic, measureless corpus wherein an infinite number of works of art, and the influences of countless forefathers (not all recognized), press, push and weave together, like unconscious forces, to give form to his present-day output. One might say that Stefanucci does recognize that not only has every work of his incurred an unpaid debt with the past, but that every attempt to pay up his debt can, at best, only partially succeed. This, because only rarely is one fully aware of who the actual creditor is – presuming, of course, that only one ancestor awaits to cash in on his or her due. For these reasons I’d like to borrow a term coined by Christopher Bollas, one of today’s master psychoanalysts, and think of Stefanucci’s works as evocative objects. Objects which for this viewer, in the context of this show at San Benedetto, evoke the works of artists from faraway times and radically diverse cultures. Artists like the Titian who paints the portrait of Cardinal Filippo Archinto and Mario Sironi; like Francis Bacon and the many anonymous painters of the Roman Baroque; like Wiliam Blake, Gerhard Richter,Alberto Burri. But these associations are my own, and mine only. Let’s leave the works here exhibited to evoke, for those who know how to look at them, other absentoriginals. Who knows, in the process they might even end up evoking Stefanucci’s own ghost-like, missing masters.

Anthony Molino